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lunedì, Settembre 26, 2022
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Per il maestro Giannini, Alice e Matteo possono farcela a Tokyo

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Siena sente odor di medaglie. Quattro chiacchiere pre-Olimpiadi con Daniele Giannini, maestro del Cus Siena…

Ciao Daniele, anzi Maestro, nella scherma su questo titolo non si prescinde… A Tokyo in un modo o nell’altro le Olimpiadi e le Paralimpiadi stanno per iniziare e ci sono due lame senesi che sono in forte odore di medaglia: la fiorettista Alice Volpi e lo spadista Matteo Betti. Che puoi dirci di loro e qual è il tuo augurio per loro?

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“In effetti dopo tutte le difficoltà, le Olimpiadi sono pronte a farci vivere le emozioni delle gare che grazie alla copertura televisiva, essendo disposti a passare svegli qualche nottata, potremo seguire totalmente in diretta. Parlando di quello che ci interessa più da vicino, cioè delle gare di scherma e in particolare dei due senesi impegnati, Alice Volpi, fioretto individuale e a squadre, e Matteo Betti, sicuramente nel fioretto e forse anche nella spada paralimpica, ci sono i presupposti per vederli entrambi in medaglia. Per Alice si tratta della prima volta a “cinque cerchi”, dove debutta a 29 anni, con un curriculum sia giovanile che assoluto che in ogni altra nazione che non fosse l’Italia delle Vezzali, Di Francisca ed Errigo, l’avrebbe vista protagonista almeno nelle due precedenti edizioni; ricordiamo infatti fra i tanti successi della ex cussina, il titolo europeo e mondiale individuale e a squadre under 20 conquistati nel 2012, quando si impose anche nella Coppa del Mondo di categoria, il titolo individuale vinto ai primi giochi europei svoltisi a Baku nel 2015, il titolo mondiale individuale assoluto del 2018 oltre a essere Campionessa d’Italia nelle ultime tre stagioni. Per Matteo siamo alla quarta partecipazione alle paralimpiadi con il Bronzo nella spada a Londra 2012 e il più recente argento individuale ai mondiali 2019 nel fioretto, arma appunto nella quale sarà sicuramente in pedana a Tokio. Ad entrambi l’augurio mio e quello di tutto il CUS Siena perché questi due atleti possano ben rappresentare la nostra città e tornare a casa con una medaglia che oltre alla gratificazione personale faccia bene e sia di stimolo a tutta la scherma italiana e senese”.

Dal lato del Maestro c’è una pacifica rassegnazione quando gli atleti diventano di interesse federale e sono incentivati a emigrare verso club che possono garantirgli uno stipendio come ad esempio le Fiamme Oro o propendi per una soluzione diversa?

“Per quanto riguarda il passaggio degli atleti verso le società militari, questa è un’opportunità che in Italia permette a molti atleti di avere un importante supporto economico che garantisce loro la possibilità di allenarsi in maniera professionale e, in alcuni casi, dando un futuro lavorativo certo alla fine della carriera agonistica. Nulla vieta comunque a questi atleti di proseguire gli studi, anche in maniera proficua – gli esempi non mancano -, e una volta lasciato lo sport di alto livello dedicarsi ad altra carriera professionale sicuramente con esperienze formative personali che potranno essere di aiuto specie nei rapporti personali. Per quanto riguarda la scherma ritengo che ci sia un numero troppo elevato di questi atleti in relazione alla loro reale possibilità di fare risultati veramente importanti, ma anche lo sport non sfugge alle “politiche” di interesse dei molti gruppi sportivi militari e in qualche caso è difficile non pensare a qualche aiuto a “raccomandati” o “figli di” che magari usufruiscono di un bando appositamente fatto a misura dell’atleta che deve entrare nel gruppo sportivo militare magari legandolo a quel risultato fatto in un determinato periodo, senza aspettare conferme che volte possono anche non arrivare più. Quanto detto ovviamente non vale per Alice Volpi che ha ampiamente ripagato l’investimento delle Fiamme Oro nei suoi confronti e anche la sua scelta di lasciare Siena per Jesi nel 2015 è stata più che ripagata dai risultati poi conseguiti. Discutere sul fatto che avrebbe potuto farli ugualmente nella Società che l’aveva cresciuta è decisamente inutile adesso ma anche in questo caso dire che qualcuno era “interessato”, senza entrare in ulteriori dettagli, ad un’atleta di tali potenzialità ed il cui Maestro o la Società non rientravano nei piani del Commissario Tecnico, non la trovo tutt’oggi un’ipotesi improbabile. Occorre precisare che parallelamente al tesseramento per il gruppo sportivo militare rimane quello per la  Società civile che sceglie l’atleta. In molti casi questi atleti sono rimasti legati alle loro Società di origine e ai loro Maestri; per disincentivare il trasferimento basterebbe organizzare raduni periodici per gli atleti ai quali autorizzare (non necessariamente convocare) la partecipazione dei rispettivi Maestri e,  nei casi di trasferimento, lasciare, per un periodo uguale a quello di formazione nella Società di provenienza o non inferiore ad almeno 5 anni se passati almeno 10 sotto i 18 anni, ogni premio federale per Società e Maestri alla stessa. Molti ci penserebbero un po’ di più!”

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