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mercoledì, Aprile 24, 2024

Un Pd che appassioni e non frutto di accordicchi

Lorenzo Brenci, promotore di documenti ed eventi sul Partito Democratico di Siena

Ciao Lorenzo, come va? Abbiamo letto un post di Beppe Gugliotti, il presidente Sds, che diceva grandi cose di quel che fate nella Società della Salute. Ma che fai di preciso?

“Ormai da più di tre anni sono il Coordinatore amministrativo della Società della Salute Senese, il Consorzio costituito dai Comuni della Zona Senese e dall’Azienda USL toscana sud est per la gestione delle attività territoriali sociali, socio sanitarie e sociali integrate. È un’esperienza stimolante e impegnativa ed è sostanzialmente in continuità con quello di cui mi sono occupato anche in precedenza, dal CdA dell’ASP Città di Siena alla direzione amministrativa dell’ASP Redditi di Sinalunga. Diciamo che occuparsi di chi sconta una situazione di fragilità ed ha più bisogno è diventato il mio campo d’azione e, ovviamente, non è solo lavoro, ma ci devi mettere qualcosa in più”.

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Per completare la digressione sociologica, vorremmo chiederti se sei tesserato del Pd attualmente e le ragioni che ti hanno determinato l’ultima volta – quando? – ad esserlo o non esserlo?

“Questa risposta ha una premessa: la politica è una delle passioni della mia vita e per esercitare questa passione la forma migliore è un partito. Un partito, come dice la parola, rappresenta una parte, nel mio caso quella parte è la sinistra, e il PD è il partito che, con tutti i suoi limiti, ambisce a rappresentare una sinistra moderna e riformista e che meglio corrisponde alla mia visione di società. E quindi sì, sono tesserato del PD, come prima lo sono stato del PDS e dei DS”.

“Serve ancora il Pd?”, l’iniziativa politica del 19 dicembre 2023 ai Mutilati

Facciamo la controprova… Una tua frase, una sola, per ciascuna delle cose che diciamo: 1.Monte dei Paschi, 2.Campo Largo. 3.Culto della Personalità. 4.Primarie

Monte dei Paschi, per MPS una frase non basta, ma anche ammessa la responsabilità politica del PD (che comunque non fu da solo nella stagione della crisi), Siena deve uscire dalla stagione dei rancori e delle nostalgie; Campo Largo: oggi è l’unico modo per battere la destra. Culto della Personalità: un abbaglio che storicamente si ripresenta. Primarie: non credo alle primarie per principio, te lo dico da senese, le prove non contano, conta il Palio”.

Fra Natale e Capodanno abbiamo sentito di alcuni risciacquoni sulla stasi senese al Regionale, letto il documento di Promessa Democratica, ascoltate le richieste di immediato commissariamento dell’Unione comunale. Puoi dirci qualcosa in merito?

“La stasi del PD cittadino deriva dalla mancata analisi delle ragioni della disastrosa sconfitta alle ultime elezioni comunali. Non c’è stata quella e neppure la doverosa autocritica, necessaria per ripartire con un passo e una prospettiva diversi, anzi, la seconda vittoria consecutiva della destra a Siena, è passata come acqua fresca. Oggi assistiamo a una situazione paradossale, non c’è il segretario, ma neppure il commissario, insomma non c’è niente, il Regionale oltre a fare il risciacquone, dovrebbe dare una mano a uscire da questa impasse. Ho apprezzato il documento di Promessa Democratica che dice più o meno questo e condivido l’idea che bisogna rimettere a un tavolo i vari pezzi del PD cittadino. Da questa situazione si esce solo così, tutti insieme o quasi; pensare che una parte possa prevalere con una maggioranza risicata o un accordicchio sarebbe un colpo mortale”.

Ieri numeri bulgari del Pd, oggi siamo alle briciole. Uno si tessera – secondo l’idea popolare – perché: a) vuol essere protetto, b) vuol essere favorito, c) perché crede nell’ideologia, d) per amore. E ci resta per: e) gratitudine, f) onore, g) masochismo, h) ulteriore convenienza. Puoi parlarci dei tesserati Pd alla luce della precedente considerazione che chiaramente puoi anche contestare?

“È ovvio e giusto che chi fa politica abbia un’ambizione personale a occuparsi della res publica, che si persegue anche militando in un partito, ma di certo la stagione del governo totalizzante del PD è finita e di conseguenza tesserarsi per il PD non garantisce affatto né protezioni, né favori. Proprio per questo ti dico che i tesserati del PD di oggi sono principalmente donne e uomini appassionati di politica ed a loro, come a me, manca un partito che torni a farci appassionare”.

Scusa non abbiamo letto bene la risposta… Ci hai per caso detto “mancano le cose del tempo che fu, come manca la rivoluzione, come avere vent’anni”? No, perché volevamo chiederti se questa vita di partito non finirai per infilarla dentro un altro noir? E se del caso… chi attualmente si potrebbe/dovrebbe far morire?

“Intanto vedo che conosci il finale di un mio romanzo, Bar Sur, e sì, è così, le cose che mi mancano sono proprio quelle che hai detto perché non torneranno. Ma un partito invece può tornare a essere tale, anche senza essere quello di un tempo, fare iniziativa politica, prendere una posizione sui principali temi, discutere e condividere, non solo un programma, ma anche una strategia prima di affrontare una competizione elettorale. Per il prossimo noir mi hai dato un’idea, ambientarlo in un contesto di partito, la vittima potrebbe essere il partito stesso, ma alla fine il partito, benché ammaccato e ferito, si salva, e muoiono quelli che hanno provato a farlo fuori”.

Lorenzo Brenci e Pippo Lambardi

Abbiamo assistito a una riunione ai Mutilati con te e Pippo Lambardi che portavate avanti una provocazione – e cioè se serve ancora il Pd? -. Il giorno della conferenza avete subito fatto cadere la suspense dicendo che “serve a bbestia”, ma quella conferenza a che ulteriore fase vi ha portato?

“Serve ed è necessario nella prospettiva che ti ho detto, altrimenti il PD si trasforma in un comitato elettorale compiendo una mutazione genetica che personalmente aborro. L’iniziativa con Pippo segue un documento politico, sottoscritto da una cinquantina di esponenti di centro sinistra, fortemente critico con l’attuale corso del partito senese. Ed è stata discretamente partecipata, perché riunire 70-80 persone a parlare di politica non è mai scontato. Quindi significa che abbiamo colto nel segno. Ma prendiamo atto che è passata nel silenzio dei massimi organismi provinciali e degli esponenti istituzionali più autorevoli del PD locale. Quindi ora dovremo passare ad una fase diversa, ci siamo già messi al lavoro”.

Ritengo che fra poco si muoverà la propaganda per il voto europeo e che non ci sarà da scherzare in personalismi e localismi. Tu quali aspettative hai nel momento attuale sulle prospettive del Pd senese?

“Sono d’accordo, personalismi e localismi hanno già fatto danni gravissimi, allontanando per altro il nostro elettorato di opinione. Stiamo entrando in una stagione elettorale complicata anche per il PD senese, il voto non è più scontato, anche in territori come i nostri dove la tradizione della sinistra era fortissima. Più complessivamente il centro sinistra e il PD devono cominciare a porsi una domanda: come si batte la destra. La  ricetta al momento non c’è, perché la destra si rafforza e non appare logorata dall’esercizio del governo, quindi significa che il PD, e il centro sinistra in genere, non hanno ancora trovato la chiave. Si dovrebbe discutere di questo, anzi mi hai fatto venire un’altra idea, il titolo della nostra prossima iniziativa politica: Come si batte questa destra oggi a Siena, in Toscana, in Italia e in Europa”.

Probabilmente ti abbiamo forzato la mano con le domande, quindi dacci tutte le risposte alle domande che non ti abbiamo fatto…

“Vorrei concludere con una considerazione alla quale tengo in maniera particolare. Il PD da solo non basta, nel Paese come in questa città, ma resta il principale partito di centro sinistra e deve avere l’ambizione e la prospettiva di costruire qualcosa che vada al di là del suo recinto se vuole tornare a vincere. Poi si può chiamare alleanza, coalizione o campo largo. A Siena il dialogo con altri pezzi che si riconoscono nel centro sinistra manca da tempo ed è stata una delle ragioni della sconfitta. Il PD deve guardarsi dentro, ma al contempo deve guardare anche fuori da se, e più lontano guarda più avrà successo. È necessario avere una visione più alta di Siena, qui per esempio siamo più bravi noi, o per lo meno lo eravamo, quel lavoro di elaborazione, discussione e sintesi va ripreso, altrimenti prevale un’idea più comoda, la Sienina che si fa gli affari suoi, magari li fa anche bene, ma non è questa la dimensione della mia città”.

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