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lunedì, Settembre 26, 2022
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Capodoro di Stribugliano medaglia d’argento all’Icda

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Medaglia d’argento all’ICDA 2022. Se l’è presa la Cooperativa Tre Monti di Stribugliano (Arcidosso) che gareggiava nella categoria DP281 “Migliori formaggi stagionati italiani”, una classe che non contemplava Parmigiano, Grana, Gorgonzola, formaggi soffici o di bufalo. L’oro è andato al Consorzio di tutela del pecorino Crotonese DOP e il bronzo a Mila – Latte Montagna della cooperativa Alto Adige.

ICDA, conclusosi ai primi di questo mese di luglio, si è tenuto a Bingley Hall nello Staffordshire, a un’ora circa dalla metropoli di Birmingham. Celebrava i 125 anni di svolgimento, ha attratto cinquemila espositori da tutto il mondo e riscosso un notevole successo di pubblico.

Il riconoscimento all’Icda
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Ciaccineria

A Jacopo Marini, sindaco di Arcidosso, ma anche Presidente della Cooperativa Tre Monti, chiediamo di commentarci la sua doppia soddisfazione di cooperatore per il risultato e di primo cittadino per il lustro arrecato all’economia locale…

“Siamo molto soddisfatti, è vero, e sinceramente anche un po’ sorpresi per aver ottenuto questo importante riconoscimento. Abbiamo deciso di partecipare a questa manifestazione soprattutto per fare un po’ di esperienza e per capire come funzionano queste kermesse che sono molto utili per capire il reale valore del prodotto e per farlo conoscere ad un pubblico specializzato. Non ci aspettavamo di ottenere alla prima partecipazione il secondo premio nella categoria formaggi stagionati italiani con il Capodoro, anche se, devo essere sincero, siamo stati sempre convinti del suo valore. Inoltre, probabilmente, abbiamo contribuito a far conoscere un po’ di più Stribugliano e il suo territorio, una vera e propria terrazza sulla Maremma”.

Il vostro formaggio di cui ampiamente si parla nel vostro sito – AQUILAIA – Arte Casearia – è stato accompagnato da una delegazione? Chi per primo ha festeggiato un risultato che vi propone all’attenzione nazionale dopo soli tre anni di vita sociale, anche se il vostro retaggio d’azienda parte dagli anni ’60?

“No, non è andato nessuno di noi; abbiamo spedito il formaggio in Inghilterra qualche giorno prima. Infatti è stata la caparbietà di Tommaso, il marito di Sabrina Melani, una delle socie fondatrici, a spingerci a partecipare ed è lui che mi ha comunicato la notizia che ho subito condiviso con i dipendenti”.

Il casaro Gianni Bambagioni

Quali sono le vostre caratteristiche casearie che vi hanno visto lambire la bontà del prodotto crotonese e superare i prodotti della malga atesina?

“Innanzitutto la competenza delle maestranze e la passione con cui fanno il proprio lavoro. Il formaggio lo sanno fare perché lo hanno sempre fatto. Pensate che Gianni Bambagioni, il casaro, è nato sopra gli uffici del caseificio e questo è stato il suo primo ed unico lavoro. Ma anche Fabio Flori, il direttore di stabilimento, ha passato una vita in questo mondo facendo esperienze importanti in aziende leader del settore prima di sposare il nostro progetto. Ma devo dire che tutta “la squadra” è formata da persone di grande qualità professionale ed umana. Inoltre, se il formaggio ci viene buono tanto del merito è del latte che lavoriamo di allevamenti esclusivamente locali. Anche in etichetta riportiamo questa caratteristica, cioè quella di lavorare solo latte di Amiata e di Maremma. Un grande grazie va quindi a tre importanti aziende agricole del territorio: i fratelli Manuel e Alessio Santucci, Gabriele Garosi e la Ginestrina di Andrea Stendardi e Marino Ruzzi che ci consentono con il loro latte di realizzare un prodotto di qualità”.

Azemina in una fase di lavorazione con Fabio Flori, direttore di stabilimento

Cosa rappresenta per Arcidosso e per la cooperativa esser stati premiati da una giuria internazionale come il secondo miglior formaggio stagionato italiano? C’è un comparto economico che ne può beneficiare?

“E’, lo ripeto, motivo di grande soddisfazione e rende merito ad un territorio che ha avuto da sempre una grande tradizione in questo ambito. Lo diceva lei, il caseificio è nato alla fine degli anni 60 ed è stato fondato proprio qui per assecondare la precipua vocazione di Stribugliano alla pastorizia. Purtroppo ora ci sono meno allevatori di allora per tanti motivi, ma nulla impedisce che ci possa essere una ripresa di questo settore, magari concepito in un modo più al passo con i tempi, che è quello che cercano di fare, pur tra tante difficoltà, gli allevatori citati che conferiscono da noi. Ciò sarebbe importante sia per l’economia locale, sia per il presidio e la salvaguardia dell’ambiente. Quindi aver ottenuto un premio così prestigioso può portare vantaggi sicuramente al caseificio, ma crediamo che tutta la filiera ne possa beneficiare se valorizziamo equamente il lavoro di ciascuno sinergicamente”.

Signor sindaco, lei rappresenta un po’ la memoria di quest’azienda, cui in passato tutto e successo – default economici e fallimenti – ripartita su iniziativa dei comuni lavoratori nel 2019 che hanno creduto nel prodotto e nel merito del sacrificio. Ci dicono che c’è una bella storia da raccontare?

“Quando nel 2017 l’ultima gestione ha cessato l’attività, con i lavoratori storici ci siamo trovati ed abbiamo deciso di non disperdere prima di tutto un bagaglio enorme di conoscenze – fare il formaggio non si impara dall’oggi al domani – e poi un patrimonio tecnologico e impiantistico di indubbio valore. Li ho convinti a fondare una cooperativa incoraggiandoli a credere nelle proprie capacità e nel novembre del 2019 siamo partiti con alcuni di loro. Purtroppo la tempistica non è stata molto fortunata, diciamo così: a marzo 2020 è scoppiata la pandemia con tutto quello che ne è seguito; poi la guerra e i rincari dell’energia e delle materie prime che stanno colpendo molte aziende. Ma abbiamo tenuto botta con grandi sacrifici e tenacia e, devo dire, con il sostegno del mondo di Legacoop che ci ha accompagnato fin dai primi passi. Non so cosa ci riserverà il futuro, gli scenari macroeconomici sono molto cupi purtroppo, ma noi sicuramente non ci arrenderemo facilmente consapevoli che abbiamo un prodotto di grande valore e questo riconoscimento ci dà nuova carica per andare avanti”.

Anche la ricotta rappresenta un bel biglietto da visita della cooperativa Tre Monti

Decisivo a un certo punto è di esser riusciti a meritarsi la considerazione e l’aiuto di CFI – https://www.cfi.it/index.php – che vi ha dato la finanza iniziale e il sostegno della GDO. Coop in primis, cui si sono aggiunte le catene, Conad Amiatina Carrefour e Horeca…

“Si, insieme al mondo Legacoop anche CFI ha creduto in noi concedendoci la finanza iniziale per avviare l’attività. La difficoltà ulteriore è stata quella di rilevare un caseificio non pienamente funzionante. Infatti dopo oltre due anni di chiusura la struttura aveva bisogno di importanti interventi di riqualificazione degli impianti e dei macchinari che senza quel finanziamento non sarebbe stato possibile realizzare. Anche la GDO ci ha dato fiducia visto che proponevamo un prodotto molto legato al territorio”.

Se i risultati sono questi, sapendo quanto la qualità muova l’economia, riuscirete presto a rimborsare i finanziamenti… Quante persone occupa la Tre Monti? Quali prospettive ha verso i mercati esteri, considerando che il vostro sito è tutto in inglese?

“Lo speriamo sarebbe un giusto premio a tanti sacrifici. Attualmente lavorano 12 persone che si dividono fra la produzione, il reparto spedizioni e celle, tre autisti che vanno a fare le consegne e vanno a prendere il latte con il nostro mezzo, altre due persone che seguono gli aspetti amministrativi e commerciali. E’ una squadra dinamica, dove tutti fanno tutto a partire ovviamente da qualche specializzazione. Nei mesi scorsi, abbiamo iniziato a vendere qualcosa all’estero, in Francia e negli Stati Uniti, e contiamo di sviluppare maggiormente questi mercati consapevoli che i prodotti toscani all’estero hanno un grandissimo appeal. Di recente abbiamo avviato dei rapporti anche con degli importatori di Dubai”.

Indicherebbe ad altri lavoratori ad altri comparti un’esperienza di creazione cooperativa come la vostra per continuare a lavorare?

“Sicuramente, se c’è passione, voglia di fare e un po’ di coraggio”.

Una curiosità per chiudere. Lei spesso parla di fede, come compagna di vita; anche quello che ha compiuto con i soci della Tre Monti l’ha confermata nelle sue convinzioni o è tutto merito del vostro duro lavoro o ci sono persone che più di altre vi hanno favorito e vuole ora ringraziare?

“La Fede è un fatto personale che ovviamente accompagna ogni scelta e ogni momento della mia vita. Ha sicuramente avuto un significato importante anche in questa esperienza, soprattutto nei tanti momenti difficili ho attinto alla fede per cercare di trovare la forza di resistere, incoraggiando anche gli altri a farlo. Poi, ovviamente, nulla viene senza l’impegno, un impegno corale di tutto il gruppo che ha dato molto di più di quello che era tenuto a dare. Ecco, se devo ringraziare qualcuno ringrazio tutti i lavoratori che recentemente sono diventati soci della cooperativa”.

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