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sabato, Ottobre 1, 2022
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Eroi sconosciuti: 19 professioni mediche chiedono coinvolgimento

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Insieme ai medici ed agli infermieri, nella categoria degli eroi dell’era covid, è da ascrivere anche il personale tecnico. Durante il lockdown hanno lavorato in condizioni disagevoli, all’inizio con pochi strumenti idonei, dovendo sostituirsi anche ai familiari che non potevano visitare i loro cari.

L’emergenza ha messo a nudo però i problemi di questa categoria riunita in un ordine professionale che lamenta carenze nella sanità pubblica.

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Ne hanno parlato Massimo Ferrandi, presidente dell’ordine professioni sanitarie tecniche di Siena, Leonardo Capaccioli, presidente professioni sanitarie tecniche di Firenze e Debora Castellani, responsabile servizio circolazione extracorporea nell’incontro “Le professioni in medicina e sanità; professionalità in prima linea” svolto al Santa Maria della Scala nell’ambito del Festival della salute.

Il video dell’evento può esser seguito a questo link: https://fb.watch/9fFA0TijUC/

”Non siamo tenuti in considerazione come avviene per gli altri operatori – ha detto il presidente Ferrandi – ma siamo importanti sia nella cura che nella prevenzione. La Legge Lorenzin, anni fa, impose la riorganizzazione degli ordini professionali e nel nostro si sono riuniti tecnici di radiologia, fisioterapisti, igienisti, dietisti etc per un totale di 19 professioni sanitarie”.

Oltre 250 mila operatori che collaborano con medici ed infermieri anche in momenti di emergenza. ”Il tecnico di fisiopatologia cardiocircolatoria – ha spiegato Castellani – è colui che gestisce le apparecchiature salvavita, deve avere un’alta specializzazione perché ha a che fare con tecnologie all’avanguardia: la competenza nell’utilizzo è fondamentale. Noi interveniamo in settori di emergenza urgenza”.

Il ruolo dei tecnici sanitari è risultato fondamentale durante il lookdown.

“Abbiamo contribuito in maniera determinante al superamento del difficile periodo – ha sottolineato Capaccioli – senza di noi la situazione sarebbe andata a colasso. Superato questo periodo di emergenza la Regione deve ipotizzare un nuovo modello che punti sulla territorialità della sanità per riorganizzare il decorso post ospedaliero del paziente. Facendo un esempio, la radiologia domiciliare, durante la pandemia sarebbe stata necessaria per i pazienti che non potevano raggiungere l’ospedale. Dopo la chiusura degli ospedali dei piccoli paesi bisogna orientarsi verso la cura a domicilio del malato”.

In Israele la terapia intensiva viene portata nelle case e con la telemedicina si riesce a curare il paziente evitando di saturare gli ospedali.

“La telemedicina in Italia si fa già – ha concluso Castellani -, ma questo prevede competenze qualificate abbinate alla tecnologia. Spesso manca il personale specializzato per seguire le macchine”.

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