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lunedì, Settembre 26, 2022
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Fondazione Charlie, 24 anni di ascolto del pensiero degli adolescenti toscani

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Angelo Migliarini nasce a Ponsacco il 5 settembre del 1956. Ragioniere, si iscrive a Lettere e Filosofia di Pisa (laurea con lode nel 1983). Dopo qualche anno di insegnamento, nel 1991 diventa presidente della cooperativa Sociale Il Ponte di Pontedera. Dal 1997 è anche Presidente della Fondazione Charlie. Nel 2000 entra a far parte della Deputazione della Fondazione Pisa. Nel 2008 è eletto vice presidente di Legacoop Servizi Toscana e nel 2010 ne diventa presidente. Nel 2014 viene eletto Vice presidente Vicario di Legacoop Servizi Nazionale. Nel 2017, con  la costituenda Area Lavoro, firma un protocollo d’intesa con la scuola Sant’Anna di Pisa. Il protocollo si concentra sugli skills che sono l’eccellenza della scuola Sant’Anna, skills che sono complementari a quelli della Scuola Normale (robotica, sensoristica, big data, open innovation, etc.). Nel 2016 a seguito della fusione fra le associazioni regionale di Produzione e Lavoro e Servizi, nasce in Toscana l’Area Lavoro Legacoop Produzione & Servizi, di cui diventa presidente. Nel 2017 la stessa fusione tra le due associazioni avviene a livello nazionale, Migliarini diventa Vice presidente Vicario con delega all’innovazione e alla formazione.

Vogliamo saperne di più della Fondazione Charlie e del lavoro che fa per gli adolescenti…

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“Nasce nel 1997 per gestire e promuovere il servizio svolto dal numero verde nazionale di Charlie Telefono Amico – è stato la prima Line sociale italiana dotata di un numero verde gratuito per chi chiamava – e le sue attività  complementari. Charlie telefono amico è stato negli anni segretariato sociale di trasmissioni televisive (Mixer giovani con Sveva Sagramola) ed ha avuto testimonial d’eccezione nel mondo dello spettacolo (da Dario Fo e Franca Rame a Sveva Sagramola, a Serena Dandini, Giorgio Panariello, Alessandro Benvenuti, Francesca Neri, Loris Capirossi, Paolo Migone, Paolo Ruffini) ma, soprattutto, Charlie è stato ed è palestra di impegno, aiuto e responsabilità per moltissimi giovani toscani che formandosi hanno svolto una attività di volontariato oblativo perché hanno dato senza ricevere compensi e senza poter ricevere una qualche legittima visibilità: i volontari sono anonimi. Ha  tra i soci fondatori promotori il Comune di Pontedera, la Provincia di Pisa, il comune di Peccioli, la coop sociale Arnera e le società Geo.for, Belvedere spa e  Cerbaie. Tutto questo sotto il patrocinio del Ministero della Salute, della Presidenza del consiglio dei ministri e della Regione Toscana. A questi, nel tempo, si è aggiunto il sostegno fondamentale di Fondazione Pisa,  delle Società della Salute Alta Val di Cecina e Valdera, l’ Unione dei Comuni della Valdera, la Società della salute di Pisa,  Ecofor service”.

In epoca di pandemia è uscita una vostra interessante ricerca sul pianeta adolescenti. Ha collaborato con voi Istituto Piepoli e il direttore scientifico della ricerca è stato Alessandro Amadori. Cosa vi aspettate dai risultati di questo studio?

“Ci aspettiamo che questa nostra  ricerca sul “Pianeta adolescenza” accenda qualcosa di più di una semplice  suggestione o di una legittima curiosità. Il senso di questa ricerca sta nella possibilità di “mettere a terra” i suoi suggerimenti. Questa ricerca deve trasformarsi in una sorta di bussola che aiuti i decisori politici ma  non solo. Penso al modo della scuola, della formazione, anche della formazione di eccellenza – Pisa è abitata dalle eccellenze SS Normale, SS Sant’Anna – e sistema delle imprese. Una bussola che aiuti a riorientarsi, a immaginare un futuro che preveda decisioni coraggiose, che inverta alcune priorità, privilegiando gli l’investimenti sull’unico vero asset di un Paese che vuol darsi futuro. Se le risposte dei giovani contribuissero a creare le condizioni e gli ambienti   favorevoli affinché i  giovani stessi potessero sviluppare tutto il loro talento potremmo sperare di aver dato anche noi un  piccolo contributo. Ci piacerebbe che le opinioni dei giovani intervistati suggerissero le risposte a questa scottante emergenza generazionale”.

“C’è un’emergenza demografica – spiega ancora Migliarini – di tipo quantitativo: ci sono sempre meno giovani  – oggi e in futuro –  i giovani sono diventati una  specie protetta, una specie  in via di estinzione. E c’è un’emergenza di tipo qualitativo:  il nostro non è un Paese per giovani, non proteggiamo i talenti, non premiamo il merito ed a  gridarlo, con profonda amarezza, sono le generazioni Y e Z protagoniste di questa indagine (la y rappresentata  dai millennials, coloro che son diventati maggiorenni nel corso del millennio, la Z dai centennials: i nati nel nuovo secolo). La stessa Commissione Europea ha segnalato, da tempo, l’inadeguata attenzione nei confronti dei giovani da parte del mondo degli adulti, siano questi ultimi rappresentati dalla scuola, dalla politica, dai servizi sociali o da tutti quei corpi intermedi oggi  distanti dalle reali forme comunicative dei giovani. Da 30 anni ascoltiamo, attraverso la linea verde di Charlie telefono amico, le fatiche di un mondo giovanile che noi abbiamo denominato “sommerso” che non raggiunge quasi mai i presidi istituzionali. Al nostro quotidiano ascolto abbiamo voluto aggiungere i risultati di una ricerca rigorosa, realizzata con il contributo della Fondazione Pisa e dell’Istituto Piepoli,  in modo da completare il puzzle”.

Questa ricerca aiuta a capire che cosa? Quali sono i sentimenti e i bisogni prevalenti degli adolescenti?

“Oggi  è tutto molto più a fuoco. I risultati della ricerca smentiscono alcune diffuse teorie sulla generazione Z (i ragazzi nati dal 1996 in poi) spesso dipinti e rappresentati come una generazione viziata, svogliata, con minor energia rispetto alle generazioni precedenti. Una generazione che si impegna meno, che vuol faticare meno, che ha meno capacità di focalizzarsi sugli obiettivi, che ha meno il senso della progettualità, che vive meglio in casa con i genitori non tanto perché non ci sono le condizioni per uscire ma per mancanza di energia e volontà di farlo. La ricerca, globalmente, demolisce questa rappresentazione collettiva. Dall’atteggiamento rilevato appare una popolazione di giovani con idee, desideri, passioni, opinioni, ambizioni, progetti e tante, tante fatiche. Questi ragazzi hanno un sistema di valori già ben strutturati, la consapevolezza della dimensione sociale, politica ed economica del Paese. La generazione z  ha voglia di  progettare la propria vita sia sul piano individuale che su quello sociale. Ha voglia di coppia e di genitorialità,  se potesse uscirebbe dalle varie comfort zone come nel resto dei paesi europei. Questi giovani danno grande importanza alla qualità della propria istruzione ma solo il 30% di loro crede che il nostro sia un Paese meritocratico e solo il 24% ha fiducia nelle istituzioni con un 51%  che dichiara interesse per la politica”.

A conclusione quali proposte escono dalla nostra chiacchierata?

“Gli adolescenti italiani vivono la loro età con l’energia e la fatica tipica di questo periodo della vita oscillando fra atteggiamenti di spavalderia e di insicurezza, evidenziando complessivamente una sorta di neo-attaccamento ai valori “tradizionali” ma anche pragmatismo e voglia di programmare il proprio futuro, in una stagione di forte incertezza come quella che stiamo attraversando. L’Adolescenza è un grande patrimonio di questo Paese ed è  ancora tutta da valorizzare: da anni finanziamo surrettiziamente lo sviluppo di altri Paesi con la fuga cervelli… Pensate anche solo alle eccellenze allevate e nutrite nel sistema universitario pisano che emigrano. Gli analgesici, i salvavita economici e sociali che  hanno rallentato l’indebolimento dell’organismo del Paese al tempo del COVID, a partire dalla cassa integrazione e dai vari ristori termineranno e iniziano i licenziamenti. Il prezzo più caro lo pagheranno, come da troppo tempo accade, i giovani e le donne. In una Italia cha ha bisogno di cambiare  il suo “pensiero corto, e l’ azione lenta” con un “pensiero lungo, azione veloce”, in una Italia che deve riprendere a fare scelte di politica  industriale, a ritrovare le sue vocazioni, a rivedere  i propri modelli di business, fare a meno dei giovani è, per molti aspetti, un suicidio”.

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