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domenica, Ottobre 2, 2022
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Quanto l’urna peserà sul diritto alla Salute

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Volge al termine “Unità, festa di Colle di Val d’Elsa 2022”, versione “millennials” che però resta figlia diretta di quelle Feste dell’Unità così numerose in terra senese nel secolo precedente. Si chiuderà domenica con una festa danzante per la musica di Marino e Silvia Group.

Ecco, questa è già una cosa da segnalare: a Gracciano, hanno avuto la forza e la perseveranza di continuare a organizzarla. Non è poca cosa, di certo non da tutti. Sicuramente un vanto e la dimostrazione per i locali dirigenti del Partito Democratico che hanno saputo evolversi in stretto contatto con la base. Si chiamino compagne lavoratrici o hostess volontarie, quelle decine di ragazze, forse non tutte maggiorenni, che hanno servito in cucina, agli stand o ai tavoli mostrano che un’ideologia può esser ancora definita “comunità”.

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Ciaccineria

Mi portano a Gracciano l’invito di un amico e la curiosità di assistere a un confronto sulle nuove idee per il diritto alla Salute che mette faccia a faccia Raffaele Donini, assessore Sanità dell’Emilia Romagna e Simone Bezzini, che qui è di casa, e che è il suo omologo alla Regione Toscana. La stessa idea l’hanno comunque avuta in molti: quando il confronto inizia le sedie abbondano, mentre sul finire si fa fatica a seguire anche stando in piedi, nonostante in contemporanea Inter e Napoli stiano esordendo in Champions.

La partecipazione in platea è qualificata. C’è una bella rappresentanza dell’Asl Sud Est, c’è Maurizio Pozzi, già proponente di varie aggregazioni tra medici, ci sono vari membri della Società della Salute fra cui “svetta” il vicepresidente Giuseppe Gugliotti, sindaco nella Valdimerse, ci sono vari amministratori passati e attuali del Comune, oltre a qualcuno dell’Aos.

Fatti i saluti e riascoltato che la Festa è priva di simboli partitici in omaggio a qualche normativa elettorale, il primo intervento – quello di Sandra Zampa, responsabile Diritto alla Salute Pd – è di chiara matrice politica del tutto rivolto alle elezioni del 25 settembre. Tuttavia…  il fatto che si stia facendo politica e non mera propaganda mi fa seguire il concetto che in questa serata si vuole esprimere. Una presa di potere assoluta del Centrodestra porterà senza dubbio il nuovo Governo a riallineare il bilancio dello Stato con tagli decisivi alla Sanità; già oggi questi tagli sono celati e striscianti, determinano inefficienze e incidono sulla fiducia dell’utenza.

In seguito viene detto esplicitamente: un voto a destra non favorirà l’aspettativa di vita di un pensionato a mille euro il mese che deve sottoporsi a un’operazione del costo di sessantamila euro.

E che non sia propaganda lo confermano “rugosità” che emergono e che una promozione emozionale avrebbe nascosto. Il fatto che sia Donini, seppur in veste di Presidente, che Bezzini trovano difficoltà e complessità numeriche nella conferenza Stato-Regioni; il fatto che il Governo Draghi in materia di Sanità abbia fatto cose giuste, ma non sufficienti a garantire un nuovo equilibrio tra qualità dei servizi e sostenibilità soprattutto nelle regioni che hanno sistemi a più forte impronta pubblica, il fatto che anche il Pd si assume l’onere di aver operato tagli alla Sanità negli ultimi anni.

Simone Bezzini, Sandra Zampa, Andrea Vannucci e Raffaele Donini a Gracciano

Troviamo efficace la sintesi conclusiva fatta da Andrea Vannucci, consigliere regionale Pd e responsabile Sanità Toscana, imprestato al ruolo di animatore: “Noi del Pd non sfuggiamo, né neghiamo le criticità… ne parliamo”.

Tornando a Sandra Zampa. Ci riferisce del fresco completamento del Programma Sanità del Partito per le Politiche. A scalare gli argomenti forti: 1.Sette per cento del Pil alla Sanità, 2.Equi stipendi e riconoscimenti per i professionali della sanità, 3.Efficace applicazione del Pnrr, 4.Case comunità e piani terapeutici per i pazienti, cioè non uno specialista per ogni dolore, ma un consulto esteso permanente. 5.Abbattimento delle liste d’attesa.

Quando Donini inizia a parlare lo fa in modo pacato. L’Emilia Romagna, e la Toscana, a ruota propongono una scuola di pensiero nella gestione della Sanità, diversa se non opposta alla Lombardia e più evoluta rispetto la media delle regioni. Prima di altre hanno rimesso in moto le scuole di specializzazione per far proseguire ai neo laureati un percorso verso l’attività che attualmente si interrompe per carenza di accessi in strutture adeguate. Pima di altre hanno messo in moto il percorso delle case di comunità (130 Emilia Romagna, 80 Toscana) che significa che la metà delle strutture in realizzazione con cui il Paese si fa bello con l’Europa stanno in queste due regioni.

A fronte di ciò latita l’assegnazione di adeguate risorse che non tengono conto di efficienza e numero di funzioni, i bilanci ordinari sono appesantiti ancora delle spese straordinarie assunte per fronteggiare il Covid e quelli nuovi dal caro energia che Simone Bezzini quantifica in 170-180 milioni di maggiori bollette.

In un momento in cui il confronto è improntato al particolarismo con ciascuno che lancia il proprio allarme – Regioni con lo Stato, o fra di loro, Sindacati con le Regioni, Personale con le Direzioni, utenza inascoltata -, tanto Bezzini che Donini riconoscono che il nodo politico di queste prossime elezioni sarà sul “quanto e come si ripartiranno le risorse”. E aggiungono che non serve sparare sul Governo attuale che comunque una strada ha tracciato, che magari sarebbe auspicabile che in futuro sia il Dicastero della Sanità a interloquire con loro anziché il MEF e che serve la definizione di un sistema.

Simone Bezzini

Efficace e partecipato l’intervento di Simone Bezzini sia sul piano politico – “queste elezioni hanno molte poste in gioco, comprese quelle sommerse, denuncio che è in atto un disfunzionamento pilotato della sanità pubblica a beneficio della privata” – che sull’altrettanto delicata questione dell’emergenza-urgenza pur con ulteriori penalizzazioni da parte dello Stato riguardo prestazioni LEA (Livelli essenziali assistenza) ed Extra LEA.

Le Sanità di Toscana ed Emilia Romagna giudicano che ancor oggi il 50% degli accessi in Pronto Soccorso siano evitabili. O quantomeno dovrebbero esser gestiti dai medici di continuità assistenziale nei distretti. La fuga dai Pronti soccorso forse potrà esser arginata migliorando le attrezzature diagnostiche e inserendo traiettorie di carriera; in più c’è il ruolo crescente delle Usca nella cura domiciliare.

Interamente di Bezzini la chiusura a tema senese con il Biotecnopolo e l’Hub Antipandemico. Qualcosa che “è successo, ma non è successo per caso”. Qualcosa che si deve “a Letta e Speranza che hanno mantenuto le promesse al territorio” e che si deve “alla storia, al lavoro, alla competenza, alla professionalità del territorio”. Qualcosa che “varrà trecento posti lavoro”. Sicuramente “un motore di sviluppo”.  

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