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sabato, Ottobre 1, 2022
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Tommaso Marrocchesi Marzi, un nome un programma

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Difficile trovare chi non esprima soprattutto stima per Tommaso Marrocchesi Marzi, noto imprenditore del vino  con un passato da consigliere comunale a Castellina in Chianti come esponente senza tessere di area liberale. Classe 1966, studi classici e laurea in economia e commercio, esperienza di management internazionale, è responsabile della gestione aziendale della Fattoria di Bibbiano dal 2000. È consigliere di amministrazione del Consorzio Vino Chianti Classico per i mandati 2012-2021, incarico già svolto dal 2006 al 2009, e ricopre le cariche di presidente del Distretto Rurale del Chianti e di vice presidente della Fondazione per la Tutela del Territorio del Chianti Classico che ha promosso la candidatura a Patrimonio UNESCO della regione della denominazione. Insieme a suo fratello Federico, rappresenta la quinta generazione della proprietà familiare a Bibbiano, da solo – ma con il sostegno convinto dei partiti di centrodestra – ha scelto di correre per il seggio di Montecitorio che è stato di Pietro Carlo Padoan.

Lei è un noto imprenditore, cosa l’ha spinta ad accettare la candidatura per il centro-destra in un collegio difficile che sino ad oggi ha espresso solo parlamentari di sinistra?       

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Ciaccineria

“Devo ammettere che se, nel cassetto dei miei sogni, ce ne mai stato uno “politico”, questo è stato di correre per un’elezione nazionale. Come sa, dopo quella del 2004 in Consiglio comunale, la mia esperienza politica è stata la candidatura a sindaco di Castellina in Chianti nel 2009 per un raggruppamento civico di centro-destra. E non si può certo paragonare all’impegno, alla complessità e alle emozioni che sto affrontando in questa campagna elettorale per le suppletive. In sintesi, la mia è una candidatura senza tessere in tasca e con tutti i partiti dell’area a costituire l’involucro politico, civile e moderato di questa mia esperienza”.

Dovesse essere eletto quali ritiene siano le priorità del territorio su cui prestare attenzione?

“La priorità è quella di attrezzare la città di Siena e il suo territorio aperto, che va dal Chianti alle Crete, alla Montagna – le ricordo che il collegio dove voteremo include anche cinque comuni della Valdichiana Aretina -, di quelle infrastrutture materiali e immateriali oggi assolutamente imprescindibili per rendere attrattivo il nostro territorio. Mi riferisco non solo alle comunicazioni e alla connessione tra gomma e rotaia, la così detta logistica intermodale, non solo al completamento della Siena-Grosseto e al collegamento con il raccordo Siena-Valdichiana, ma penso alla maggiore efficienza del trasporto pubblico anche da un punto di vista ambientale, alla digitalizzazione diffusa che permetterebbe più sicurezza pubblica e opportunità di telemedicina, ad Ampugnano inserito in un sistema aeroportuale regionale con una missione di infrastruttura etica – il trasporto organi – e di aviazione privata. Penso alla ricostruzione di quei tanti piccoli “ponte Morandi” di cui è disseminata la nostra provincia: uno tra Pienza e Castiglion d’Orcia, uno a Valiano, un altro a Monteriggioni per citarne alcuni. Ed infine, la maggiore priorità: la Banca. Che le chiedo di scrivere come è nel sentire comune ovvero con l’iniziale maiuscola”.

Ecco, ci dica della vicenda MPS.

“Io posso solo guardare avanti e dirle quali sono i miei capisaldi: mantenimento della Direzione generale a Siena, mantenimento del telaio occupazionale, operativo e solidaristico delle agenzie, no allo “spezzatino” e sì a qualsiasi operazione di mercato che rafforzi e rilanci il ruolo di MPS all’interno di una dinamica di crescita dell’economia del territorio. Ovvero MPS come parte di quella biodiversità bancaria che è infrastruttura materiale e immateriale per attrarre individui, famiglie, imprese a vivere e prosperare qui. Se poi vogliamo parlare retrospettivamente della vicenda MPS, è a un’altra parte politica a cui si dovrebbero rivolgere le dovute domande visto il loro assordante silenzio, da mesi e mesi a questa parte, su questo tema”.

Turismo, agroalimentare, polo delle scienze della vita…

“Sono le eccellenze del nostro territorio. Credo siano sufficienti poche parole, il loro rilancio passa da quelle moderne attrezzature di cui ha necessità il territorio: eventi, alberghi di charme ed eccellenza dell’ospitalità, promozione qualificata, tradizioni e cultura, facilità di connessione fisica e digitale, incentivi alla ricerca e alla ricollocazione delle strutture produttive nel territorio. Questo è un approccio per la crescita sociale dell’economia, per la produzione di ricchezza e per la maggiore occupazione; è un progetto in cui coinvolgere i privati e le maggiori istituzioni pubbliche, non ultima l’Università”.

A Siena, per le elezioni regionali, parte della maggioranza, partiti esclusi, sembra non abbia avuto la stessa identità di orientamento. Crede di riuscire a trovare un consenso unanime sul suo nome e perché?

“Mi faccia peccare di presunzione: in realtà credo di averlo già trovato il consenso sul mio nome. Come ho sempre detto, non appartengo in particolare a nessuna delle formazioni dell’area appartenendo un po’ a ciascuna di loro per educazione e formazione culturale. Dalle mie parole pubbliche già sono emersi lo spirito civile, la visione comune, l’obiettivo condiviso di risolvere i problemi a beneficio di tutti. Esprimo la voglia di riscatto dal declino economico e il desiderio di affrancamento dalla sciatteria burocratica che la Sinistra ha riservato immeritatamente alla nostra gente e al nostro territorio”.

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