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domenica, Ottobre 2, 2022
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Cuperlo e il pensiero: un ossimoro

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Post del 23 settembre

Ascolto dal sito di Radio radicale un’intervista di Lanfranco Palazzolo a Pier Luigi Bersani sui nodi aperti della questione lavoro e, come sempre su questi temi, c’è da imparare. Sul licenziamento (al momento rientrato per via giudiziaria) dei 422 lavoratori della Gkn di Firenze la prima risposta tende a distinguere tra gli alberi (che vanno visti, ci mancherebbe) e la foresta (che non va certo rimossa).Abbiamo in Italia qualcosa come 985 contratti. Dieci anni fa erano meno di 400. Un terzo di questo migliaio di contratti riguarda meno di 100 lavoratori (per capirci, si tratta di contratti pirata fatti da false associazioni di imprenditori o false cooperative, il tutto per comprimere ulteriormente i diritti dei lavoratori assunti).Vero è che anche per l’effetto rimbalzo delle riaperture abbiamo visto creare 600mila nuovi posti, anche in questo caso però quasi tutti precari. Un terzo è a 30 giorni (diciamo pure, rapporti di lavoro precarissimi).Tutto si lega al fatto che cambia la filiera generale tra chi controlla le piattaforme e chi si trova a pedalare (non solo simbolicamente) in fondo alla fila, i nuovi schiavi.La proposta è che il governo affianchi agli investimenti un tavolo in grado di gestire almeno quattro snodi.Una legge sulla rappresentanza sindacale che consenta alle organizzazioni più rappresentative di sottoscrivere contratti validi erga omnes così da disboscare la giungla attuale.Un sistema di ammortizzatori universale che valga anche per i lavoratori autonomi (solo un quarto di questi ha mantenuto il reddito del 2019).La effettiva parità salariale tra uomini e donne.La previsione di una formazione obbligatoria in ogni contratto sottoscritto.Di mio aggiungo che questi cenni non assolvono certo la politica e la sinistra da errori e ritardi di questi anni (col Jobs act in testa of course), ma non è così impossibile prevedere un’agenda che muovendo dalle risorse ingenti in arrivo accompagni alle linee di indirizzo (sostenibilità, digitalizzazione, protezione e incremento dei salari, norme stringenti sulla sicurezza di chi lavora, qualifiche professionali al posto di manodopera di basso costo e qualifica, piano industriale integrato alla programmazione territoriale, rilancio strategico delle aree interne, contrasto all’evasione e abbassamento del costo del lavoro…) una limitata serie di priorità (quelle dette) che non possono più attendere.

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