Accessibile e inclusiva: la città come strumento vivifico di progresso e di valore

di Claudia Cardone

esperto OCSE di Politiche per il Trasferimento di Innovazione

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 esperto Assicurazione Sistemi Qualità

Quando si parla di città accessibile è importante conoscerne il significato. Accessibilità non significa inclusione. Ma una città accessibile diventa, di conseguenza, inclusiva

Rendere la città accessibile a tutti richiede lo sviluppo di un programma che riesca a integrare diverse discipline: urbanistica, design urbano, architettura degli interni, sicurezza e benessere socio-sanitario, economia dei servizi collettivi, mobilità dei trasporti, governo e gestione amministrativi degli spazi pubblici (welfare).

A oggi, invece, nonostante la normativa sulla eliminazione delle barriere sia condivisa e spesso messa in atto, in città ci scontriamo in gradini, porte, passaggi, piattaforme inadeguati sia per persone meno abili fisicamente sia riguardo a persone che spingono passeggini, carrelli spesa, portano bagagli o cercano di consegnare pacchi pesanti e ingombranti.

La disamina sull’accessibilità parte dalla legge del 2009 che, ratificando la Convenzione delle Nazioni Unite del 2006 sui diritti delle persone con disabilità, ha prodotto i processi che hanno individuato nell’accessibilità il valore che definisce e misura la qualità urbana complessiva.

Uno spazio urbano accessibile a tutti, infatti, innesca un circuito virtuoso nel processo di produzione della sicurezza, che dipende:

  • dal suo assetto storico-morfologico;
  • dal modo in cui è progettata e costruita la città;
  • dal modo in cui i cittadini si identificano con il territorio in cui vivono;
  • dal modo in cui gli spazi urbani vengono curati e sorvegliati.

A Siena, la progettazione e la manutenzione della città sembrano impegnate solo nell’eliminazione delle barriere architettoniche, tralasciando quadri complessivi relativi  a barriere fisiche, al coordinamento con le politiche sociali e con le procedure di controllo da parte degli organi competenti. Manca quella connessione tra opere e azioni che l’approccio maggiormente integrato impone. 

I percorsi a piedi del centro storico di Siena sono ancora una vera barriera per coloro che soffrono di una ridotta capacità di deambulazione o di ridotta autonomia. La mobilità in sicurezza e quindi l’accessibilità devono prevedere un sistema integrato di trasporto mediante mezzi e tecnologie collegati in grado di consentire una possibilità agevole di passeggio da una modalità all’altra. Al riguardo bisogna considerare che le esigenze di ogni persona possono risultare anche molto diverse e contemplare casi di autonomia estremamente ridotta; inoltre, occorre affrontare l’accessibilità per tutti, allo spazio pubblico e agli edifici, agli esercizi commerciali, ai luoghi di svago, di cultura e di ritrovo, considerando molto attentamente prescrizione e controllo dell’applicazione delle normative vigenti. Nel caso della realizzazione di un esteso percorso pedonale primario all’interno di un tessuto urbano antico, gli indirizzi per la progettazione corretta impongono che lo stesso percorso venga suddiviso in vari segmenti attrezzati, collegati tra loro con continuità, ma dotati di autonomia affinché ogni tratto, che deve essere compreso tra 150 e 250 m, possa risultare raggiungibile mediante un punto di contatto con la viabilità a traffico limitato ed essere dotato di un’area pedonale per la sosta e il riposo. Dovrebbero essere considerati, oltre i percorsi fisici, anche l’orientamento e gli effetti sensoriali lungo le vie e presso gli accessi a strutture e servizi.

Una città accessibile a tutte le persone non si riduce, quindi, a un tecnicismo, ma contempla un messaggio di valore che riguarda i diritti, libertà di movimento e autodeterminazione:  la città di tutti è un manifesto concreto e reale che evidenzia l’esistenza delle diversità a cominciare dalla persone anziane che potrebbero beneficiare di uno stato di salute fisica e psichica migliore se avessero la possibilità di uscire spesso, anche autonomamente, e passare più tempo all’aria aperta in una  città  organizzata al fine di soddisfare le loro esigenze e aspettative di confort, di accessibilità e di sicurezza secondo un’organizzazione rispettosa e realmente inclusiva. Quanti luoghi, quanti esercizi commerciali, quanta città, quante azioni sono pensati a misura dell’orizzonte e dei tempi di chi ha una ridotta capacità d’interazione con l’ambiente? 

Rispetto a ciò, l’accessibilità diventa uno strumento di valorizzazione delle persona, della collettività e della qualità urbana, perché rende possibile a un maggior numero di cittadini di dare un contributo alla crescita sociale ed economica della propria comunità; le pubbliche amministrazioni, quindi, dovrebbero operare per rimuovere tutti quegli ostacoli (che in molti casi si concretizzano in veri e propri pericoli) che  limitano il diritto alla libertà di movimento e di autodeterminazione, creando invece valore attraverso l’estensione della libertà, del benessere dei cittadini, dell’integrazione e della coesione sociale. In questo contesto, l’accessibilità diventa parte fondamentale del Progresso Umano perché, attraverso l’attivazione di processi e procedure in grado di elevare il capitale sociale, può ottimizzare gli indicatori socio-economici  attraverso una maggiore presenza di utenti in luoghi pubblici, in spazi verdi, in percorsi cittadini, in spazi commerciali, un migliore stile di vita di tutta la comunità e  la conseguente riduzione dei costi sanitari delle famiglie e delle pubbliche amministrazioni.

Ripensare la città in termini di accessibilità vuole significare garantire diritti e  libertà individuali e della comunità,  significa includere nel progetto amministrativo la valorizzazione del bene comune in un ottica di creare e aggiungere valore alla città innescando processi  che mirino a  un cambiamento culturale.

Con l’adozione da parte dell’Unione Europea dell’Agenda 2030, che comprende 17 obiettivi di sviluppo sostenibile, è cresciuta l’attenzione rivolta ai gruppi più vulnerabili, come quelli che vivono in condizione di povertà, o quelli soggetti a discriminazione ed esclusione sulla base, tra gli altri fattori, della disabilità (fra essi sono citate le persone anziane).

Il raggiungimento degli obiettivi dell’agenda 2030 richiede azioni concrete per costruire società giuste e inclusive, che si  possono riassumere in  quattro ambiti specifici di azione: 1. individuare e superare le barriere fondamentali che causano l’esclusione delle persone con disabilità; 2. integrare la disabilità; 3. investire nel monitoraggio e nella valutazione dei progressi verso gli obiettivi di cui sopra per le persone con disabilità; 4. rafforzare i mezzi di attuazione degli  obiettivi suddetti per le persone con disabilità. Le aree di particolare importanza per la realizzazione di uno sviluppo inclusivo della disabilità comprendono la protezione sociale, la sicurezza,  l’istruzione, l’occupazione, i servizi di base, compresi i servizi sanitari,  le infrastrutture, spazi pubblici e privati, strutture di fondamentale importanza per la partecipazione delle persone con disabilità in tutti gli aspetti della società e del progresso.

Nelle aree storiche della città, invece, l’accessibilità si confronta con  la scarsità di risorse per interventi organici e sistematici e le istanze conservative e di tutela del patrimonio che inevitabilmente condizionano il campo di azione.  Rispetto a ciò i principi dello Universal Design riflettono principi che si innescano positivamente anche su temi fondamentali per lo spazio pubblico quali la sicurezza intesa come “incolumità” dei cittadini, la fruibilità dei servizi, la continuità e l’efficienza dei percorsi nel loro ruolo di collegamento tra le varie funzioni urbane, l’integrazione sociale. Sulla base della Convenzione delle Nazioni Unite del 2006 sui Diritti delle Persone con Disabilità va poi evidenziato che «una Città Accessibile è una città in grado di produrre programmazione pubblica, servizi e spazi utilizzabili da tutte le persone» nel più ampio senso possibile, senza necessità di adattamento o modifiche specialistiche, senza escludere, in alcuni casi, strumenti di assistenza per particolari gruppi di persone con disabilità, dove necessari. L’obiettivo è pertanto quello di contribuire attraverso infrastrutture leggere, materiali ed immateriali, tecnologie abilitanti e nuovi servizi, alla definizione di un ambiente costruito barrier-free e adatto a soddisfare il benessere ambientale del cittadino in maniera equa, iniziando da:

  • trasformare il centro storico in un luogo veramente accessibile, togliendo spazio non solo alle automobili,  ma anche ad autobus e altri mezzi pesanti, eccessivamente ingombranti e pericolosi dal momento che le strade del centro non prevedono marciapiedi, attraversamenti pedonali agevoli (evidenziati sempre da strisce pedonali o zebre, segmenti di strada rivolti esclusivamente al transito dei pedoni da un lato all’altro lato della via stessa, utili generalmente per raggiungere il lato opposto) e, quindi, percorsi in sicurezza nemmeno per persone abili, per dedicarlo alle persone in un’ottica di progettazione universale, creando quindi un’area accessibile a tutti, in cui le persone con disabilità e ridotta abilità (anziani, passeggini, bambini piccoli, donne incinte) vedano effettivamente garantito l’accesso ai luoghi, ai negozi e ai servizi;
  • garantire l’accessibilità nei luoghi di interesse culturale in cui non basta abbattere le barriere

architettoniche, ma occorre salvaguardare la totale libertà di fruizione anche da parte di chi ha disabilità visive, attraverso la realizzazione di percorso museali tattili;

  • assicurare accessibilità ambientale che si realizza completamente laddove sono previste attenzioni particolari alla sicurezza della persona con disabilità sensoriale o ipovisione, derivate da fattori congeniti, patologie o vecchiaia;
  • progettare l’ accessibilità ad aree verdi, parchi, sentieri e percorsi che include sia l’abbattimento di barriere architettoniche sia il potenziamento delle sicurezza ambientale di cui sopra;
  • progettare aree e giardini multisensoriali particolarmente adatti a persone anziane e malati di Alzheimer, perché, seppur collocati all’aperto sono  protette e sicure,  grazie a tangibili punti di riferimento che favoriscono il benessere psico-fisico attraverso il contatto con la Natura, in grado di riattivare i ricordi e sostenere le abilità mnemoniche residue, attraverso gli stimoli sensoriali: dai profumi dei fiori, alla vista delle api, dal suono del fruscio delle foglie alla sensazione di un petalo tra le mani.

Accessibilità quindi non è semplicemente accesso, ma soprattutto partecipazione al processo di identificazione e autodeterminazione di tutti i cittadini di Siena e di tutte le persone che l’attraversano;  rispetto a ciò è indispensabile rivedere le attuali politiche e pratiche per l’inclusione delle persone con disabilità nel contesto urbano,  affrontando le sfide future e presenti per rendere lo sviluppo urbano più accessibile e inclusivo.

In una visione di accesso universale è infatti fondamentale evidenziare che la disabilità è il risultato di diversi fattori biologici, ambientali e sociali, che determinano la qualità della vita, che a sua volta influenza la reazione a situazioni invalidanti.

Siena con la sua storia, il suo patrimonio, i suoi spazi pubblici non privi di barriere può rappresentare un luogo ideale di sperimentazione, anche rispetto al ruolo esemplare che può assumere nel contesto europeo, con un progetto che possa prevedere diversi livelli di esecuzione: scientifico, tecnologico, sanitario, di design universale, sociale ed economico, in grado, quindi, di rinforzare i legami che tengono insieme le istituzioni, la comunità ed i cittadini, a cominciare dalle categorie più vulnerabili, quali i bambini, gli anziani e le persone con disabilità. In questa direzione gli elementi cruciali di quest’azione sono la l’accessibilità e la partecipazione, intese come strumento strategico e vivifico a supporto del cambiamento e di conseguenza alla creazione di progresso e di valore.

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