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lunedì, Marzo 4, 2024

Un tempo di qualità per i colligiani

Riccardo Vannetti affronta il tema cultura-religione e fa il suo augurio ai concittadini presto chiamati a eleggerlo

Riccardo Vannetti è il candidato a sindaco del centrosinistra colligiano. Il suo nome è stato reso pubblico a fine luglio dalla coalizione formata dal Pd e dalla Sinistra per Colle, con alcuni rappresentanti della lista civica Colle in Comune. In questi mesi, da quando Vannetti si è presentato alla popolazione in piazza Arnolfo, alla coalizione di partenza si è aggiunto il sostegno di +Europa.

Riccardo buongiorno, parliamo di cultura. Stante il periodo dell’anno, cominciamo alla De Crescenzo… Lei è per l’albero o per il presepe? E magari ci dia un po’ di ricordi natalizi colligiani…

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Sono per entrambi. Mi piacciono le decorazioni di Natale. Da bambino, insieme ai miei genitori, mettevamo in piedi una vera e propria produzione per allestire il Presepe. Tutto iniziava con la raccolta del muschio, che da noi si chiama borraccina. Spedizione obbligatoria nella pinetina di Scarna e poi via con la creazione dello scenario sacro in un angolo della casa: una piccola landa fatta di strade, corsi d’acqua in carta stagnola, promontori, eccetera. Adesso, al di là delle classiche decorazioni, ciò che realmente mi piace è preparare la tavola, cucinare con la mia famiglia, coccolare i miei genitori e passare delle giornate serene”.

Ecco, ora che ci ha detto chiaramente che per il professor Bellavista lei sarebbe stato meridionale e allo stesso tempo nordista, addentriamoci in un’altra dicotomia. Il problema della cultura per un amministratore è trasmetterla o comprenderla?

“Se di problema si può parlare… La cultura va costantemente compresa e trasmessa allo stesso tempo. E soprattutto deve essere adeguata a quelle che sono le reali esigenze della città e della sua comunità. Inoltre, credo fermamente che certi processi divulgativi ed educativi possano essere il veicolo principale per far sì che le coscienze individuali diventino coscienza collettiva e quindi tessuto sociale. Potremmo parlare di questo per ore: i teatri, i musei, il cinema, la biblioteca, i luoghi storici, le associazioni culturali e tutto ciò che è presente sul territorio sono un importante patrimonio che identifica una comunità. Sono altresì luoghi o organizzazioni aggreganti, che fanno condividere momenti densi e che stratificano gli interessi comuni”.

Quale sarebbe la pietra angolare di una Colle multiculturale? È un qualcosa che già c’è oppure un qualcosa di cui Colle deve dotarsi?

“Servono politiche nuove: pensate per dare un orizzonte alla nostra comunità. Servono luoghi più accoglienti e fruibili. Serve una politica partecipata e partecipante alla vita quotidiana. La pietra angolare di una Colle multiculturale? Azzerare le barriere: le barriere, architettoniche e di ogni altro genere, si eliminano proprio facendo cultura e insegnando a guardare nel dettaglio il mondo da prospettive non comuni”.

Non è correttissimo da dire, ma quando si accostano diverse culture sono poi le religioni il muro da valicare. Ce la caviamo dicendo a tutti che esse sono l’oppio dei popoli – quindi ce ne freghiamo – oppure è quello il momento di fare integrazione rischiando e impegnando risorse…

“È necessario investire nella conoscenza dell’altro. La nostra terra ha sempre accolto persone di altre culture, di altre religioni o anche semplicemente forza lavoro nazionale. Abbiamo nel nostro DNA elementi di solidarietà e apertura che neppure noi conosciamo a fondo: vanno attivati e stimolati. L’informazione e la condivisione aiutano nella comprensione ed è una nostra responsabilità farlo con le nuove generazioni, senza precludere loro la comprensione di ciò che è realmente il mondo nel ventunesimo secolo. Una buona amministrazione può giocare il ruolo di mediatore anche tra il mondo della scuola e le identità presenti, stimolando attività culturali e ludiche che aggreghino”.

Ci aggiorni per favore, etnicamente come è messa la città? È giusto pensare che siano sette o otto le confessioni professate e una decina, oltre quella italiana, le comunità non autoctone? Nel suo giro delle cento frazioni si è accorto che a Colle si stanno creando delle enclave, come avviene nella vicina Siena?

“Mi perdoni, ma non sono abituato a contare le diverse etnie e le diverse confessioni. Nel mio giro dei cento quartieri e frazioni (come lo chiama lei), ho trovato delle persone, delle donne, dei bambini, degli uomini che abitano a Colle di Val d’Elsa, che qui si stanno formando, che qui lavorano e che qui vogliono trovare la loro dimensione. Nella mia amministrazione troveranno sempre un’alleata: sa benissimo che sono un uomo di mondo, che ho moltissimo viaggiato, sia per motivi professionali sia per piacere, in paesi del primo, del secondo e del terzo mondo. Questo mi ha insegnato a guardare, ascoltare e condividere anche mettendomi nei panni dell’altro”.

Comunque sia, tutte queste comunità poi confluiscono in plessi scolastici che sono molti di meno. In un’intervista di qualche tempo fa ci fece una considerazione che crediamo molto vicina alla sua esperienza personale. Cioè che gli alunni, una volta cresciuti e prossimi a entrare nel mondo del lavoro, beneficiano di questa particolare esperienza scolastica perché si trovano in gruppi professionali multiculturali che oggi sono diventati la regola. Ipotizzando di parlare ai genitori di questi alunni, completi la considerazione, per favore…

“Direi loro di essere delle cittadine e dei cittadini coscienziosə, impegnatə e al tempo stesso apertə. Prontə a far capire alle loro figlie e ai loro figli che non c’è un migliore e un peggiore. I bimbi che crescono con i coetanei di altre origini avranno nel loro bagaglio culturale la consapevolezza dell’unicità, la volontà di convivere in serenità, così come hanno sperimentato nelle scuole primarie. Comprendo che a volte per il corpo docente sia più complesso avere classi multietniche ma fa parte di questo millennio gestire le eterogeneità per un futuro diverso dal baratro nel quale ci ritroviamo adesso a livello globale”.

Togliere il crocifisso dalle aule – prerogativa ribadita da una legge fascista – dovrebbe essere un’affermazione della laicità dello Stato. E tuttavia la gente comune non ha capito. Anzi ha inteso che, nel rispetto dell’accoglienza, la comunità italiana dovesse privarsi di un proprio simbolo, imbarazzante per l’altrui cultura. Il suo pensiero e le sue considerazioni?

“L’Italia è uno stato laico. Cosa altro aggiungere…”.

Si è reso conto che nella nostra Società non conta tanto come ci si comporta tutti i giorni nella nostra vita, ma conta quel che si ascolta in tv e avviene a migliaia di chilometri? Aver paura di un nostro consimile per quel che ci riferiscono i media… Il suo pensiero? La sua esperienza a Colle? Ci dia per favore una leggenda metropolitana – scusi, oggi si dice fake news – colligiana da sfatare in questa materia…

“A Colle purtroppo se ne sentono molte… sento spesso racconti che richiamano la più becera e populista islamofobia. Considerazioni aberranti su scuole per terroristi e via andare. Ecco, direi a coloro i quali fomentano questo tipo di odio, di riflettere molto bene su chi sono e che cosa hanno fatto, e soprattutto qual è stato il loro reale contributo alla crescita della comunità in cui vivono. Sono convinto che molti di coloro che chiamano terroristi hanno contribuito al bene comune molto di più dei loro detrattori”.

Allora. il suo lavoro elettorale abbiamo visto che è arrivato a un giro di boa il 9.12, quindi il resto di dicembre sarà vissuto in forma privata. Tornando al tema centrale della nostra intervista, limitandosi ai credi monoteisti, i suoi concittadini celebreranno la nascita del Cristo Salvatore, la nascita di un profeta maggiore o la consacrazione di un nuovo altare. Quando qualche organo di informazione gli chiederà – anzi noi lo facciamo ora – che augurio fa alla sua gente, lei che risponderà?

“Buone feste: godetevi del tempo di qualità con i vostri affetti”.

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